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Bene i piccoli passi del governo Pd, ma i toni bassi in campagna elettorale non devono mitigare l'antifascismo

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Filippo Piccione

11-02-2018

Lo svolgimento della campagna elettorale cui stiamo assistendo non è un confronto sui programmi che ciascuno schieramento politico mette in campo per ottenere la maggioranza e da qui ricevere l'incarico di formare il nuovo governo. Con questa legge elettorale e i sondaggi che circolano, un esito di questo tipo non pare a portata di mano, visto che i possibili diretti interessati, Pd e Forza Italia, hanno escluso le larghe intese o Grosse Koalition, che viceversa, dopo mesi di stallo, si è realizzata in Germania fra Merkel e Schulz.
Qualche mese fa era l'Europa a determinare le differenze fra le forze politiche, i sovranisti e i populisti da un lato con Salvini, Meloni e Cinque Stelle, e gli europeisti dall'altro, Pd, parte del centro destra, tutto il centro sinistra, compresi coloro che hanno lasciato Renzi.
Ora persino il candidato premier Luigi Di Maio è diventato il difensore più ligio delle Istituzioni Ue, dopo avere minacciato referendum a destra e a manca per tirarsi fuori dall'Euro zona e Salvini, l'unico che ancora cerca di distinguersi, lo fa per raccogliere qualche voto dagli elettori euroscettici di Berlusconi.
Per quanto riguarda l'economia, il lavoro, lo stato sociale e le condizioni di vita degli italiani, si nota un'asimmetria di comportamenti, che può giovare alla propaganda e alla demagogia ma non a chiarire gli obiettivi che le forze politiche intendono raggiungere. C'è una gara forsennata a chi le spara più grosse fra gli sfidanti dell'attuale maggioranza governativa. Con proposte insostenibili data la situazione dei conti dello Stato, il debito pubblico e i vincoli europei in vigore, che pure bisogna rispettare. Da parte degli esponenti del governo uscente, si mira invece a valorizzare quello che in questi anni si è riusciti ad attuare sul fronte del Pil, dell'occupazione, della Pubblica amministrazione, della Scuola, del risanamento del sistema bancario, degli investimenti e dell'innovazione, della crescita del reddito delle famiglie, del ruolo e prestigio internazionale dell'Italia nel mondo. Occorre quindi proseguire su questa strada, pena l'allontanamento dalla parola d'ordine secondo cui "l'Italia ha bisogno dell'Europa e l'Europa ha bisogno dell'Italia". Solo così è possibile far fronte ai processi complessi che scuotono il nostro continente e il nostro Pianeta. Basta citare due esempi. L'uno di natura congiunturale, sebbene di ampie proporzioni, che è la reazione nei confronti dello scivolone di Wall Street che in pochi giorni ha bruciato miliardi di dollari e annullato i progressi compiuti a gennaio, trascinando con sé le Borse asiatiche. L'altro, quello più duraturo e strutturale, che riguarda l'emigrazione.
L'Italia rappresenta l'epicentro dell'emigrazione dall'Africa. E lo si scorge nei passaggi più acuti, come hanno dimostrato i recenti episodi di Macerata, anche se questa volta al centro non sono state le conseguenze economiche (tipo: vengono qui e ci tolgono il lavoro, o altrimenti senza di loro nessuno italiano farebbe certi lavori) che comporta la presenza degli immigrati nel nostro territorio, e se questo sia un bene o un male per il nostro Paese. Sono state altre le questioni e sono tutte legate a fatti drammatici, con la morte e lo strazio del corpo della ragazza e la sparatoria del nazi razzista che ha ferito sei ragazzi di colore.
Rispetto ai numerosi problemi non risolti, come la povertà, le diseguaglianze, la burocrazia, la giustizia civile e amministrativa, oltre alle discrepanze che si registrano in ambito penale, quello che questo governo ha fatto appare ancora poco nella percezione dell'opinione pubblica se non del tutto negativo, incluso anche e soprattutto il modo con cui è stata gestita l'emigrazione nel nostro Paese. E quindi, in larga parte, il tono sommesso adottato dal Pd, i partiti e le formazioni del centro sinistra di procedere a piccoli passi, anche se è la strada più concreta e tangibile, non è premiante. Premiante è invece il comportamento di chi, secondo i sondaggi fino a questo momento disponibili, alza i toni ed esaspera il confronto con utopie e illusioni, supportate da cifre astronomiche, promesse, interventi e misure mirabolanti che sono destinati a rimanere tali. E' lo stesso schieramento che cavalca la vicenda di Macerata con l'obiettivo di arrivare allo scontro, dividendo i cittadini e sperando di lucrare qualche voto in più in vista della prossima scadenza elettorale.
Questa scelta di tenere un comportamento soft da parte del Pd alla lunga potrà dare dei frutti sul piano economico e sociale, suscita qualche perplessità invece la sua posizione blanda assunta in relazione ai fatti di Macerata. Forse per evitare che la situazione potesse precipitare dopo il clima di tensione che si è creato in quella comunità, denunciato dallo stesso primo cittadino. Evitare soprattutto di prestare il fianco a coloro, Salvini e Meloni in testa, che tendono a giustificare la loro vera indole che è di impronta eminentemente xenofoba e razzista. Di fronte a tutto questo, se da un lato una decisione in tal senso serve a smorzare i toni per evitare che qualcuno getti benzina sul fuoco, dall'altro non è un motivo convincente per farlo "solo perché siamo in campagna elettorale". Quando c'è qualcuno che agita il tricolore per esaltare la razza bianca, bisogna sempre reagire con la forza necessaria per ribadire che il tricolore della Repubblica democratica ripudia il fascismo e il razzismo, comunque e ovunque si manifestino. E ciò deve avvenire nella chiarezza e non nel caos e nella confusione.


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