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Un farmaco su due è di troppo

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Giorgio Frasca Polara

11-02-2018

Questo articolo è comparso anche sul sito Radio Articolo 1

"Abbiamo perso la battaglia culturale per fare prevenzione e in questo modo limitare l'assunzione di medicine. Un farmaco su due è di troppo. Hanno vinto le case farmaceutiche". Il durissimo attacco all'industria dei medicinali e al loro arrogante predominio sul potere politico è del medico e farmacologo prof. Silvio Garattini che, nel lasciare l'Istituto Mario Negri che aveva fondato nel 1963 e diretto sino ad ora, ha rilasciato una lunga, polemica intervista al Sole24Ore di qualche giorno fa. L'accusa ai produttori di medicine, spesso inutili, non è nuova né isolata, ma l'indiscussa autorevolezza di chi l'ha ancora una volta lanciata testimonia della portata assai grave del problema.
Garattini parte dalla constatazione che in Italia la cultura scientifica "è rimasta Cenerentola". "Se qualcuno dice che Garibaldi è un pittore dell'Ottocento, è un ignorante. Ed è vero. Se, invece, confonde l'atomo e la molecola e glielo fa notare, ti dice che sei pignolo e che non siamo tutti scienziati. Non è una banalità, perché questa mentalità arriva ai più alti livelli e tocca anche i processi decisionali della politica". Un esempio? Quando Garattini era nel Consiglio superiore della Sanità si dovette "faticare parecchio per impedire che il protocollo di Di Bella, (una fantomatica cura del cancro, inventata "da quel cialtrone", ndr) venisse validato e i farmaci riconosciuti dal Servizio sanitario nazionale. Lo stesso è successo di recente per stamina (…) La politica e i partiti sono condizionati dagli interessi elettorali".
Quando presiedeva la Commissione unica del farmaco, che si occupa della revisione sistematica del prontuario delle medicine, "abbiamo fatto un'opera di cancellazione di prodotti del prontuario che ha generato risparmi per quattromila miliardi di vecchie lire".
Ebbene, "sono passati vent'anni e non si è più fatta una revisione del prontuario. Ce ne sarebbe proprio bisogno. Nelle farmacie ci sono circa novemila prodotti. Ne basterebbe la metà. Anche in questo caso abbiamo perso la battaglia culturale per fare prevenzione e limitare le somministrazione di medicine. Hanno vinto le case farmaceutiche".
Desolata conclusione: "Oggi si fuma, si beve, si fa uso di stupefacenti perché c'è la convinzione che esiste una cura per tutto. Tanto c'è una medicina. Si guarisce coi farmaci. La pubblicità, quando consentita, internet e l'informazione hanno diffuso questo messaggio distorto ma caro alle case farmaceutiche". E la politica, anche in questo caso, ha le sue responsabilità. "L'Ue – sottolinea Garattini – dovrebbe limitare l'approvazione di nuovi farmaci e ammettere in commercio solo quelli che portano un valore aggiunto terapeutico rispetto alle medicine che sono già sul mercato. Invece le nuove referenze proliferano". Come proliferano cura e metodi di dubbia efficacia.
"L'omeopatia, per esempio, è inutile. Acqua fresca. Non c'è una sola evidenza scientifica – aggiunge tranciante il notissimo farmacologo – che porti benefici terapeutici. Eppure i prodotti omeopatici, costosissimi, sono ammessi in commercio per il principio che non nuocciono alla salute. Ma i farmaci dovrebbero curare le malattie, altro che non nuocere alla salute...".


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