:: POLITICA ::
In cerca dell'astensionismo per non portare l'Italia nel gruppo Visegrad

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Andrea Lijoi

25-02-2018

Sta arrivando il momento di andare tutti a votare. Non proprio tutti, visto che da tempo ormai il "partito" dell'astensione è il più "votato" dagli italiani. Prevarrà o aumenterà anche questa volta? Da come si presenta la scena della competizione elettorale, non sembra vi siano sorprese capaci di accogliere l'appello al voto del Capo dello Stato invertendo la tendenza.
Domina la scena, più che nelle passate prove elettorali, l'assalto selvaggio alla diligenza. Mai come questa volta lo scontro tra le forze politiche è basato sulla radicalizzazione delle posizioni su cosa non fare o smontare e sugli inconfessati interessi di parte più che su programmi sostenibili e volti al bene comune da realizzare. L'assalto più evidente e cruento è quello dei fascisti che quali zombie risvegliati dai pifferai capipopolo invadono le piazze della Penisola, con l'uso delle armi e dei manganelli, a difesa della "razza italica" (tutta?) dalla contaminazione da parte degli immigrati. Il miserabile pistolero di Macerata ignora che il padre o il nonno che non si iscrivevano al PNF dovevano subire l'olio di ricino, il manganello e la detenzione, e non sa delle centinaia di migliaia di suoi coetanei mandati al macello nelle narcisistiche guerre del suo duce!
Che in Italia il fascismo e il razzismo siano più diffusi di quanto pensiamo viene messo in risalto anche dai media esteri, a cominciare dal britannico The Guardian. Prova ne è che in TV oggi va a fare campagna elettorale perfino Casapound (come l'avrebbe presa il partigiano Giorgio Bocca?). Sta di fatto che a settanta anni dalla Liberazione dal fascismo, l'Associazione dei partigiani è sempre più mobilitata contro questi pericolosi rigurgiti e di recente ha deciso di creare a Sant'Anna di Stazzema l'anagrafe antifascista, da estendere in tutto il Paese. Come pure allarma oltremodo il perseverare nei partiti della scelta di candidare masse di soggetti impresentabili, se non addirittura soggetti condannati o avanzi di galera.
Ci sono naturalmente delle differenze fra le parti in causa. Le differenze sono sostanziali tra le proposte esternate dalle tre maggiori forze in campo.
La coalizione di destra ha di fatto abbandonato nelle proposte i contenuti della politica di centro moderato rivendicati in passato da Forza Italia, per ritrovarsi negli slogan di destra della lega e degli ex missini, a cui fa capo il furioso revanscismo fascista e razzista e il cui messaggio è identico in Europa ai partiti antieuropei e xenofobi più che al PPE. Essa cavalca soprattutto le paure e la disinformazione della gente verso l'immigrazione e punta sulla difficile risalita dalla crisi economica, con false e improponibili promesse ed omissioni e falsità sulla valenza reale (specie economica) del fenomeno migratorio e sul modo migliore di affrontarlo. Zero proposte programmatiche, si punta esclusivamente alle facili pacche sulle spalle dei cittadini promettendo sicurezza, sorvolando allegramente sull'esempio del fallimento della giunta Alemanno a Roma sullo stesso problema visto l'aumento esponenziale della violenza e dell'insicurezza nella Capitale.
Il Movimento 5S sembra puntare al mantenimento della rendita dall'exploit passato, pur in presenza di scandali interni e perdurante erosione di fiducia dovuta alla provata incapacità amministrativa nella gestione della cosa pubblica. Esso non è riuscito in Europa a convincere sull'inversione di tendenza rispetto all'appartenenza nell'eurozona e al collegamento mai rinnegato con forze populiste e xenofobe come l'Ukip.
La coalizione di sinistra, dominata dal Partito Democratico, è l'unica a sottoporre agli elettori un programma per la prossima legislatura, sebbene molti punti programmatici rispecchiano sic et simpliciter le azioni promosse dal governo. Essa si presenta indebolita dall'esodo dal PD di oppositori interni che si presentano alle elezioni in autonomia e in una fase di ripercussioni sulla rappresentatività dello stesso partito a seguito della bocciatura del referendum popolare dello scorso anno. La coalizione rappresenta in ogni caso la garanzia per il Paese di permanenza tra le democrazie europee capaci di poter contribuire alla realizzazione degli Stati Uniti d'Europa.
Fino ad ora, purtroppo, esclusi "miracoli" dell'ultimo momento, i sondaggi danno in fortissima avanzata proprio la coalizione di destra, la cui vittoria alle elezioni porterebbe di fatto l'Italia nel Gruppo di Visegrad a far compagnia a Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria. Né ci si può fare una malattia a capire come sia possibile la vittoria di una coalizione condotta da un politico esaltato mezzo leghista e mezzo fascio-razzista, da una reduce di un partito bandito dalle norme costituzionali e dall'ultraottantenne ex-cavaliere che non ha potuto nemmeno candidarsi personalmente per via delle condanne subite, dato che i dati rilevati fra i cittadini sull'aggressività salita al 74% e sulla propagazione delle "fake news" al 76% si innestano direttamente al populistico "so io chi ci vorrebbe..." seppure ripetuto pappagallescamente.
Considerata la nuova legge elettorale e visto ciò che ci dicono i sondaggi si comprende che, al di là di poco proponibili grosse koalition all'italiana (non fosse altro che per le accentuate distanze "programmatico-ideologiche" tra le parti…), bene che vada si tornerà a votare al più presto.


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