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Il Quirinale apre le porte agli studenti di italiano di Rete Scuolemigranti

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Carla Valente

05-03-2018

Il Quirinale. È stato la villa di campagna dei papi, poi la sontuosa reggia dei Savoia, ed oggi è il palazzo dei presidenti della repubblica. Oppure, più semplicemente, la casa degli italiani. È così che ha voluto infatti chiamarla Sergio Mattarella perché è un luogo "vivo e vitale per la nostra democrazia protagonista della storia del Paese". Il Quirinale è dunque casa nostra, una casa accogliente, che apre i battenti non solo ai romani, ma anche ai turisti e - novità voluta proprio da Sergio Mattarella – a migranti e rifugiati che studiano italiano ai corsi organizzati da Rete Scuolemigranti.
Dietro il progetto che si è avviato con visite a cadenza mensile a partire dal novembre 2016 c'è il lavoro di storici dell'arte, guide del Touring, insegnati di italiano che, contribuendo ciascuno con le proprie competenze, è riuscito ad elaborare un programma di visita calibrato sulle difficoltà linguistiche degli stranieri (le visite sono in italiano) e che riesce a trasmettere nozioni fondamentali di educazione civica e di storia dell'arte. Un complesso lavoro di mediazione culturale che è andato via via affinandosi visita dopo visita fino a raggiungere una densa pregnanza di contenuti in una presentazione estremamente semplificata.
Pensate alla difficoltà di questa mediazione. Banalmente si dice che la costruzione del palazzo del Quirinale è stata avviata nel 1583. Un islamico a differenza di noi non conta gli anni dalla nascita di Cristo, ma dall'Egira. Un bengalese pur essendo musulmano segue il calendario islamico, ma solare (non lunare) con qualche anno di differenza. Quindi 1583 significa 990 per un arabo e 984 per un bengalese. E menomale che nella comunità cinese anche se il loro calendario civile è diverso prevale comunque l'uso di quello gregoriano.
Oppure pensate di portare un maliano sulla terrazza, indicargli cupole e campanili e dire "Guarda che panorama!". Ma nella sua lingua neppure esiste la parola panorama. Il Mali è prevalentemente piatto e desertico. Quando si passeggia nei giardini poi, per dare un'idea dell'estensione, più che dire quattro ettari è meglio ricorrere al paragone con un campo di calcio: ne può contenere cinque.
Il fulcro della visita è la sala dei presidenti. Le foto dei presidenti guardano i visitatori dalle pareti: dal primo Luigi Einaudi (De Nicola era provvisorio e non ha nemmeno messo piede al Quirinale) all'ultimo, Sergio Mattarella. A proposito di Einaudi, si ricorda ancora la sua sobrietà, virtù ormai rara tra i politici, quando durante un pranzo proprio qui, al Quirinale, divise in due una mela e chiese ai suoi ospiti: "Chi vuole l'altra metà?".
I migranti durante la visita si affollano intorno alla teca in cui è conservata la Costituzione. Si fanno più attenti quando la guida spiega che tra l'altro in quel libro c'è scritto che "tutti sono eguali senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione" e che "lo straniero, privato delle libertà democratiche nel suo Paese ha diritto di asilo in Italia".
Dai presidenti si passa ai re. Le ragazze soprattutto osservano con gli occhi sgranati il prezioso abito da ballo di seta della regina Margherita. E Margherita è un nome familiare, perché tutti hanno assaggiato l'omonima pizza, che pare venne creata da un cuoco napoletano proprio in onore della regina. E anzi molte delle egiziane hanno i mariti che fanno proprio i pizzaioli.
Poi si passa al fasto delle sale di rappresentanza, quelle stesse che i Savoia trovando il Quirinale un po' troppo "pretesco" (""la ca' d'preive", casa dei preti, l'aveva definita Vittorio Emanuele II) addobbarono con arredi, mobili e quadri di famiglia. La Sala dei Corazzieri soprattutto suscita stupore per fasto e dimensioni e grande interesse quando vengono indicati gli affreschi che raffigurano gli ambasciatori giunti a Roma da paesi lontani. Lontani quanto quelli dei visitatori di Retemigranti che ritrovano l'ambasciatore del Congo dalla pelle nera ("Anch'io vengo dal Congo!" esclama uno di loro e con il telefonino scatta una foto dell'antico connazionale), il persiano con il turbante, il giapponese con gli occhi a mandorla.
Molti si stupiscono che in quel palazzo di più di mille stanze abiti un uomo solo, il presidente. Ma non bisogna dimenticare tutti gli addetti, i dipendenti, i corazzieri che al Quirinale lavorano e devono occuparsi, a titolo diversissimo, delle tante attività collegate alla Presidenza della Repubblica e della gestione del patrimonio artistico. Ad esempio (ed è una piccola curiosità che suscita sempre l'ilarità nei visitatori): nel palazzo c'è una collezione di più di duecento orologi. Vi immaginate cosa succede qui quando scatta l'ora legale?
A fine visita timidamente un ragazzo domanda se si può fare una foto con il corazziere. E quando quello dice di sì è un affollarsi intorno a lui di visi sorridenti che scattano selfie a non finire. Quel corazziere dritto e altissimo in mezzo a slavi, cinesi, arabi, africani e sudamericani sarà ammirato a tutte le latitudini dai parenti di quei ragazzi, orgogliosi della foto insieme al soldato del presidente.


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