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Quarant'anni dalla Basaglia. Umanità ritrovata tra pesci rossi, tartarughe e un cavallo azzurro

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Andrea Lijoi

28-06-2018

Nella vasca con zampillo ci sono i pesci rossi e le tartarughe d'acqua. Sono gli stessi di quaranta anni fa?, viene da pensare con una quasi certa iperbole temporale! Di certo sono gli stessi il magnifico parco e il suo silenzio che ci circondano e in cui aveva sede il manicomio provinciale di Roma, in piazza Santa Maria della Pietà, prima della legge 180 (legge Basaglia) del 1978 di chiusura degli Ospedali Psichiatrici.
La bellezza del posto, un'oasi di verde e tranquillità, fa riflettere sulla poca importanza data dal legislatore quaranta anni fa alla destinazione da assegnare con la stessa legge a queste amene sedi. Esse potevano forse ospitare alcune delle strutture alternative previste, la cui mancata realizzazione a regime purtroppo è stata in tutti gli anni trascorsi il bersaglio principale dei critici della 180. Oggi, le strutture dell'ex direzione e dei diversi padiglioni immersi nel verde ospitano invece gli uffici dell'ASL.
L'unica struttura in cui non ci sono gli uffici è l'ex padiglione 31-lavanderia, in cui "abusivamente", come tengono ad informare in portineria, si è da tempo insediata l'Associazione "ex Lavanderia" che nei giorni 12/13 e 18/19 maggio ha organizzato l'evento "Basaglia 1978/2018, 40 anni di r-esistenza". Quattro giorni di musica, spettacoli e dibattiti sulla follia in rapporto soprattutto al ruolo del sociale nel nuovo approccio terapeutico. L'iniziativa ci è sembrata meritoria e adeguata a porre in risalto l'impegno di un gruppo di volontari, ex operatori psichiatrici e familiari a ricercare forme e pratiche alternative di supporto verso il "lato sociale" del disagio mentale che Franco Basaglia ha posto al centro della riforma psichiatrica del 1978 di cui è stato l'ispiratore. Dispiace non aver potuto partecipare a tutti gli eventi della manifestazione-ricorrenza dell'Associazione "ex Lavanderia" successive al primo giorno, in cui abbiamo potuto conoscere questa realtà di volontariato rivolta al mondo del disagio mentale. Quello che ci ha fatto riflettere è la "sopportazione" istituzionale della presenza al Santa Maria della Pietà di questa Associazione, poiché se si considera l'ottimale allocazione fra i vari padiglioni di possibili strutture alternative per i pazienti ex-manicomiali allora forse "abusiva" è stata la decisione di insediarvi gli uffici dell'ASL (a parte l'apprezzata iniziativa del Museo e Archivio storico…).
Già prima del 1978 nell'Ospedale psichiatrico di Trieste Franco Basaglia aveva riconvertito gli spazi creando laboratori artistici, in cui nel 1973 è stato creato dai pazienti il famoso Marco Cavallo, un cavallo di legno e cartapesta alto 4 metri e di colore azzurro, che dentro conteneva i loro sogni di "liberazione" e che quale "cavallo di Troia" è uscito dal manicomio per andare tra la gente a testimoniare il loro ritorno nella società. Da allora e soprattutto dopo il 1978, Marco Cavallo è stato portato in giro per la Penisola e in varie parti del mondo quale simbolo della fine della segregazione dei disagiati mentali e la riappropriazione dei diritti civili e della stessa dignità personale negati con l'internamento manicomiale. E' stato esposto anche all'EXPO 2015 per sollecitare la definizione della chiusura degli Ospedali Psichiatrici giudiziari.
D'altra parte, le tecniche dell'"immaginazione attiva" attraverso l'uso della creatività artistica erano state utilizzate anche da Carl Gustav Jung con i pazienti psichiatrici che in tal modo rendevano evidente l'espressione del proprio inconscio.
La riforma "Basaglia" è stata ed è tuttora presa come modello di deistituzionalizzazione della malattia mentale in varie parti del mondo. Oggi, grazie anche a Basaglia, si pensa alle pratiche come l'elettroshock come a "cure" medievali, mentre erano utilizzate comunemente prima del 1978 in Italia e sono ancora purtroppo utilizzate in alcune realtà del pianeta. Il coinvolgimento del disagiato mentale in percorsi di terapia lavorativa e sociale è oggi ritenuto quale normale "protocollo" di cura anche in alternativa o in associazione all'uso dei farmaci.
Cosa sarebbe accaduto ai nostri tempi se non ci fosse stata la legge Basaglia con i disturbi psichiatrici in espansione a causa dei vari fattori di sviluppo, a partire dalle tecnologie digitali e dai social network, della diffusione delle droghe e dipendenze varie, etc.?
In alcuni presìdi sanitari si sta radicando la collaborazione tra medici e antropologi per affrontare adeguatamente i disturbi delle demenze senili e dell'Alzheimer. Una realtà che si è potuta raggiungere ponendo al centro della diagnosi e della terapia la dimensione umana, emotiva, affettiva che fa di ogni paziente una persona.


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