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Bauman: una società dell'essere non dell'apparire

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Laura Rufini

15-10-2007

Panta rei. Tutto scorre, oggi sicuramente più veloce di ieri. Ma nella rapidità della società contemporanea c'è ancora tempo per fare delle considerazioni?
Zygmunt Bauman è un sociologo di fama internazionale. Di nazionalità polacca e di adozione britannica, oggi ha quasi ottant'anni. Nei suoi occhi gli orrori dell'olocausto e la nitida fotografia della società attuale.
Una società liquida, a detta dello studioso. Un luogo in cui la materia ha perso corpo. Tutto è aleatorio, sospeso, vacuo. Superata la soglia del benessere, si è giunti ad uno stadio successivo, eccessivo, in cui ricchezza è uguale a felicità. Un punto in cui il fine giustifica sempre i mezzi. Facile perciò il passaggio da società dell'essere a quella dell'avere, fino alla nostra vanesia e a tratti intollerabile società dell'apparire. Oggi l'importante non è, quindi, più essere, ma esserci. L'avvento della televisione e del voyerismo contemporaneo ci ha portato a rivoluzionare una scala di valori, che è ben chiara per i nostri nonni o per i nostri padri, ma che risulta confusa nelle menti dei giovani che, a fatica, cercano di ricomporla.
La crisi delle agenzie di socializzazione primaria e secondaria, come la famiglia, la scuola, le organizzazioni religiose e partitiche, non ha fatto altro che aumentare il vortice individualista del mondo attuale. Non esistono né pesi né contrappesi, né ideali, né princìpi ai quali appellarsi. Solo Io e Massa.
Bauman descrive così la realtà attuale: "Guardo il mondo globalizzato. È pieno di uomini costantemente in cerca di qualcosa d'altro. Sembra che corrano invece sono fermi, in una condizione di angosciante staticità. Credono di intercettare, di interpretare il cambiamento. Stanno bene solo quando arrivano prima degli altri, e questo indipendentemente da quale sia la meta. Ma pensiamoci un attimo: in realtà non progrediscono mai. Inseguono qualcosa che è fuori da sé, un modello che non esiste e che non possono raggiungere, perché non ha radici nella propria identità: un nuovo taglio o un nuovo colore di capelli, una nuova macchina, un nuovo lavoro, un nuovo corpo, una casa nuova. Una volta conquistati, sono già vecchi. E la corsa non finisce mai." Certo bisogna precisare, infatti, che in un macrocosmo a-valoriale ed iper-individualista esistono diverse eccezioni composte da persone che sono capaci di sacrificarsi, di aiutare gli altri, che sanno rispettare le idee e le opinioni altrui, che sono capaci di ascoltare. Il problema è che sono casi sempre più rari. La gioventù massificata di oggi è lo specchio di una società estremamente egocentrica e superficiale, in cui tutto è take away, tutto ha un prezzo e diviene mercificazione.
Ma i cari vecchi ideali? E il desiderio di vivere in armonia avvicinandosi al prossimo? All'ombra di enormi totem, edificati per idolatrare i nuovi modelli comportamentali, imposti dal mercato, dalle logiche dell'apparenza, dalla liquidità del vivere attuale.
Bauman sostiene che "ancora oggi si debba lavorare per dar vita a un nuovo socialismo". Specificando: "Non quello delle dittature, certamente, ma quello che traccia le linee guida di una società eticamente sana".
Tale affermazione non dovrebbe spaventare, ma dare speranza. Infatti Bauman continua dicendo: "Contro il consumismo ossessivo, i legami fragili e mutevoli, lo stress e la paura che tutto ciò genera, c'è l'antidoto".
E inoltre. "Proviamo a riflettere su un concetto semplice: la globalizzazione ci ha alienati ma ci ha fornito anche conoscenze fino a qualche anno fa insospettabili. E la conoscenza è di per se stessa libertà. Le nostre possibilità di scelta sono cresciute a dismisura. Adesso tocca capitalizzare questa libertà: invece di uniformarci a comportamenti sociali stereotipati abbiamo tutte le carte in regola per trovare una morale fatta di solidarietà e capacità di comprendere che ciascuno gioca un ruolo insostituibile. Il meccanismo della delega ad autorità sociali e religiose altre da noi è crollato? Bene, fatta tabula rasa di tutto ciò, possiamo dare alla modernità una valenza positiva. Non sta nei diktat eterodiretti la nostra possibilità di riscatto, né in una religiosità da hooligans, capaci di dichiararsi cristiani e devoti di Giovanni Paolo II e anche di uccidere, ma in un nuovo socialismo. Abbiamo inseguito il mito dell'Io. Non dimentichiamo che la portata etica di una società si misura nella sua capacità di offrire a tutti pari opportunità di scelta e pari libertà, di proteggere i deboli, gli emarginati. Io ce l'ho un sogno, è quello di perseguire l'ideale rinascimentale di armonia. Per Leon Battista Alberti la bellezza era strettamente connessa all'equilibrio fra le parti. La centralità dell'individuo è una risorsa. Felicità non è correre e poi fermarsi di botto. Ma saper star fermi, progredire, lentamente, consapevolmente. È una felicità solo all'apparenza più difficile da perseguire. In realtà sta lì, alla nostra portata. E riguarda tutti."
Ecco sintetizzato l'antidoto di Bauman: la spinta olistica del socialismo solidale.


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