06-03-2010

Nel ventesimo anniversario della scomparsa del Presidente più amato dagli italiani vogliamo dedicargli un ricordo molto particolare e significativo: qualche pagina del libro di memorie (ancora inedito) del nostro direttore in cui si narra di un incontro, nel pieno della guerra fredda, con Lui a Praga nel 1956. Lo faremo in due puntate. Nella presente l'argomento è l'inatteso incontro tra Nenni e Saragat a Pralognan che dette avvio al processo di rottura del Patto d'unità d'azione PSI-PCI.
"Ogni pomeriggio pioveva. Davanti ai caffé le sedie liberty in ferro erano rigirate sui tavoli, e coppe di gelati squagliati attendevano d'essere sottratte all'acquazzone... In quelle ore, tra la pioggia e la rianimazione notturna, si svolse il colloquio con Sandro Pertini che allora era vicesegretario del Psi, alternandoci tra un sottopassaggio mentre pioveva e nella passeggiata subito dopo. Dovevamo recargli alcune informazioni sull'incontro di Pralognan tra Nenni e Saragat che lo aveva colto del tutto impreparato mentre trascorreva una vacanza nella frescura della Selva nordoccidentale. Era rientrato immediatamente in città per rendersi conto dell'accaduto, aveva telefonato a Roma ma Nenni non era ancora rientrato dalla Valle d'Aosta essendosi limitato a convocare la Direzione del partito per i primi di settenebre mentre continuava a rilasciare interviste e dichiarazioni che piovevano sui militanti e sui gruppi dirigenti socialisti sorpresi e sconcertati. Pertini aveva deciso di rientrare anticipatamente l'indomani in Italia. Informazioni di massima gli erano state fornite dai suoi ospiti, ma dalle domande che ci fece risultava, assieme ad una trattenuta irritazione, una quasi completa disconoscenza dei fatti. Gli riferimmo della missione in Italia del vicesegretario della socialdemocrazia francese. "Li conosco bene quelli – commentò – eppoi li vediamo all'opera in questi giorni. Sono capaci di tutto, anche di impiantarvi in quattro e quattr'otto una bella guerra coloniale. Che cosa abbiano a che vedere col socialismo me lo dovete spiegare".
Gli riferimmo della bagarre che s'era subito scatenata sulle interpretazioni da dare al fatto: una svolta strategica o solo un riavvicinamento tattico? "Se ti avvicini a Saragat, ti allontani dal Pci, è automatico", notò. Chiese quale fosse la reazione dei comunisti. Quella sera stessa avremmo mandato in onda una rassegna stampa da cui risultava che "l'Unità" dava un certo credito a Nenni e, anzi, sottolineava l'irritazione degli ambienti centristi che cominciavano a rendersi conto che un certo grado di unità socialista non poteva che avvenire alludendo ad una più vasta unità popolare e a un distacco dal monopolio politico democristiano. "Io sono più pessimista" ci disse. "Saragat non si sposterà mai a sinistra, ha annusato gli umori anticomunisti che vanno riaffiorando nel Psi dopo il XX congresso. Nenni non ha forse intenzioni di rottura a sinistra ma, a un certo punto, varcati certi argini, le cose vanno per conto loro, non a caso si discute già di abrogare il patto d'unità d'azione tra Psi e Pci, quando questo avverrà, e avverrà, ci sarà poco da tatticheggiare. Voi comunisti fate bene a non attaccarlo, a non fare polemiche. E' una buona linea, non c'è niente da insegnare a Togliatti, ma non illudetevi".
Che cosa sarebbe successo ora dentro il Psi? Pertini, a parte che ne era vicesegretario, vantava un grosso prestigio. Come si sarebbe atteggiato? Ponemmo con discrezione l'interrogativo. "Prima di tutto – ci disse – bisogna capire bene che cosa è successo, vedere come ha reagito il partito, rendersi conto se Nenni è disposto a una mediazione. Voi capite che la prima cosa è salvare l'unità del partito, noi siamo specialisti in scissioni. Su alcuni punti si può essere duri: l'unità d'azione col Pci, la lotta al centrismo. Ma dovete sapere che su un punto Nenni è forte: il bisogno del partito di uscire dall'impasse del frontismo, darsi un ruolo, mettere in movimento fattori di disincanto del blocco centrista. Il ghiaccio atlantico ha cominciato a sciogliersi, la Dc dopo De Gasperi sbanda, ha sentito il colpo del '53 e dell'elezione di Gronchi. Non si può negare che occorre agganciare alcune forze cattoliche che stanno muovendosi. Certo, sinora Saragat ha piuttosto coperto i democristiani conservatori che non aiutato i loro avversari. Chissà, potrebbe aver concepito l'idea che una grossa forza socialista sarebbe in grado di cambiare il rapporto con la Dc che naviga a vista. Ma in fatto di anticomunismo non c'è da illudersi, sarà sempre di ferro".
La conversazione andava avanti piuttosto serenamente. Via via che il discorso di Pertini s'incuneava nei dettagli dello scenario, si riempiva di "chissà" e quasi di un senso di ineluttabilità. La parola ferma, autorevole, rapida, senza chiaroscuri copriva contenuti sempre meno certi. "Sono più pessimista di voi" voleva dire, certo, che lo ispirava un intento di lotta ma era anche una maschera trasparente sopra il colpo ricevuto. Nell'umido della sera le folate odorose della sua pipa davano un sapore confidenziale, quasi lieto a quelle parole amare. Il volto squadrato, la secchezza orgogliosa dei movimenti stridevano un po' con la taglia fisica quasi gracile. Nenni era lontano e aveva il bandolo in mano. Lui era qui ad immaginare le cose, a interrogarsi come un fiero soldato disarmato. Avremmo voluto trasmettergli la nostra certezza che lui non avrebbe, in ogni caso, sbagliato giudizi e azione, che appena lui fosse rientrato a Roma sarebbe accaduto qualcosa d'importante, e che la sua attuale cautela era il risvolto necessario della sua tempra di lottatore. Ricordavo bene l'idea che mi ero fatta di lui attraverso le parole di un confinato comunista, mio paesano, che con lui aveva diviso il soggiorno obbligato nell'Isola pontina durante il fascismo. Laggiù i socialisti erano pochi, come del resto nelle carceri e come, in genere, nel tessuto clandestino che preparava la Resistenza. Ma ciò accresceva ancor più l'incidenza di quell'avvocato socialista la cui orgogliosa dignità dava lustro a tutta la colonia. Il mio compagno ne parlava, lui comunista bordighista, come di un maestro nel senso più largo del termine: nella dottrina e nel comportamento. Il rapporto era ben simboleggiato dai ruoli: il mio compagno era il contabile della cooperativa dei confinati, lui ne era il presidente".
(continua)
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