06-03-2010

I congressi di base della CGIL hanno approvato a grande maggioranza (quasi 83%) il documento 'I diritti e il lavoro oltre la crisi' del segretario Epifani che si è affermato in tutte le Regioni e in tutte le categorie, fatta eccezione per la FIOM. Anche la Funzione Pubblica si è schierata con Epifani. La minoranza che si è riunita sul documento di Moccia, superando di poco il 17% (solo fra i metalmeccanici ha raggiunto il 72,98%) ha contestato il risultato, ma il segretario organizzativo della CGIL, Enrico Panini, ha evidenziato che i Congressi si siano svolti sulla base di regole condivise all'unanimità e consolidate nel tempo. Tutto sotto il controllo delle 122 Commissioni di Garanzia territoriali, composte dallo stesso numero di rappresentanti delle due mozioni. Panini ha anche affermato che "in una fase nella quale le forme stesse della democrazia nel nostro paese sono costantemente oggetto di attacco, noi continuiamo a privilegiare un modello diffuso, capillare, lento, partecipato che cerca nella relazione e nel rapporto con gli iscritti non solo la condivisione rispetto ai percorsi, ma anche la ricostruzione di un senso condiviso su come uscire da una crisi pesantissima che non può essere pagata solo dai lavoratori".
Le differenze sostanziali fra i due documenti votati riguardano le strategie e il ruolo della CGIL. Epifani difende il principio della confederalità e della solidarietà fra i lavoratori e le categorie, mentre il documento Moccia sostiene che un sindacato moderno deve accorpare le categorie e i pensionati di quelle stesse categorie, in sostanza affossando ogni principio di confederalità e disperdendo, con un inevitabile scioglimento, i pensionati dello SPI. In questo caso la CGIL rinuncerebbe per sempre alla sua funzione storica che introdurrebbe elementi di corporativismo.
Cos'è e cosa dovrebbe essere oggi la CGIL di fronte a un processo di distruzione del valore lavoro. Giuseppe Di Vittorio pensò a un grande "Piano del lavoro" e avviò un processo che superò le gabbie salariali, ridusse gli orari di lavoro, introdusse la previdenza e la Cassa malattia e aggredì le arcaiche forme di sfruttamento. Di Vittorio pensò a come ricostruire l'Italia. Oggi, di fronte ai gravi colpi causati dalla crisi occorrerebbe un "Nuovo Piano del Lavoro" e servirebbe un nuovo processo di unità sindacale. Forse alcune posizioni estremistiche interne alla CGIL hanno dato giustificazione a Cisl e Uil per prendere le distanze dal maggiore sindacato italiano, ma è anche vero che gli altri due sindacati nazionali hanno scelto di non disturbare questo governo chiedendo e ottenendo di divenire gli interlocutori privilegiati, salvo protestare, senza peraltro agire, quando il governo non rispetta gli impegni o decide sulla testa dei sindacati e dei lavoratori. Queste posizioni hanno in questi ultimi tempi provocato malumori e prese di posizione forti, specialmente nei settori del pubblico impiego storicamente vicini alla Cisl. Qualche cosa vorrà pure significare.
Ora la CGIL dovrà affrontare un duro cammino per farsi carico dei problemi del lavoro in questa Italia in crisi. Non solo non può rinunciare a difendere il lavoro di chi è già occupato, ma anche di chi sta per perdere il lavoro, dei disoccupati e di chi il lavoro l'ha già perso, delle migliaia di precari e, per questa ragione, della sorte e della salute delle imprese, che devono chiudere se non hanno futuro, ma alle quali un futuro bisogna darlo. Un grande "Nuovo Piano Nazionale del Lavoro" dunque che si faccia carico di un nuovo welfare che davvero non lasci solo chi perde la possibilità di vivere dignitosamente. E' significativo che accenti simili si siano uditi al congresso della Uil.
In questa tornata congressuale e in piena campagna elettorale, la CGIL ha indetto lo sciopero nazionale proprio sui tremi del lavoro e della crisi. Il Governo nega la crisi e aveva promesso che nessuno "verrà lasciato indietro". Intanto cresce la disoccupazione, si licenziano i precari della scuola e della pubblica amministrazione, si moltiplicano le vertenze sull'occupazione e le risposte continuano a mancare. Lo sciopero, che la CGIL è stata costretta a indire da sola, approfitta consapevolmente del periodo elettorale per costringere il governo, che finora, quando non pressato dal giudizio dell'elettorato, è stato sordo e cieco sulle conseguenze della crisi, a farsi carico dei problemi di lavoratori e famiglie. Quattro sono le richieste che la CGIL sostiene con lo sciopero.
La prima è rivolta al Governo, a Confindustria e a tutte le imprese per fermare i licenziamenti. E' necessario garantire la prosecuzione della CIG in deroga, raddoppiare la durata dell'indennità di disoccupazione e aumentare i massimali CIG, sostenere il reddito e prevedere gli ammortizzatori sociali per i precari.
La seconda vuole sostenere e affrontare le vertenze per impedire la chiusura delle aziende, definire strumenti di politica industriale, avviare subito un piano per la ricerca e un piano per il Mezzogiorno. La CGIL propone, come risposta immediata, una prima restituzione di 500 euro per il 2010 di quanto già lavoratori e pensionati hanno pagato in più.
La terza propone una necessaria riduzione delle tasse per lavoratori e pensionati, attraverso la lotta all'evasione e all'elusione fiscale. La tassazione come in Europa delle rendite finanziare, dei grandi patrimoni e delle stock option, attraverso l'abbassamento della prima aliquota al 20 %.
La quarta per costruire un futuro per il Paese attraverso politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù. Fondamentale è la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della Bossi-Fini per i migranti in cerca di rioccupazione, abolire il reato di clandestinità, riconoscendo la cittadinanza alla nascita nel nostro Paese, estendere l'art. 18 del Testo Unico sull'immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello di tratta sugli esseri umani.
Quest'ultima richiesta assume maggior vigore specialmente dopo lo sciopero degli immigrati del 1° marzo che ha messo in evidenza le condizioni degli stranieri che vivono in Italia e dei figli di seconda e terza generazione che in Italia sono nati e ai quali non è ancora riconosciuto il diritto di cittadinanza.
La CGIL si presenta al paese con una nuova veste coraggiosa e propositiva che vuole unificare il mondo del lavoro e quello del popolo giovanile, femminile e delle attività marginali per una grande rivendicazione nazionale sui diritti e sul lavoro per realizzare con fiducia un futuro condiviso.
Testata registrata presso il Tribunale di Roma Nr. 448/2002 del 23/07/2002 Anno di fondazione: 2002
Pubblicato a Roma, via E. Barsanti, 25
Proprietario: Giuseppe Visone - Direttore Responsabile: Enzo Roggi
Webmaster: Emiliano Antonelli, Giuseppe Visone