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Consultori, proposta indecente contro la dignità delle donne e delle famiglie


Flavia Camaleonte

17-07-2010

Al consiglio regionale del Lazio è stata presentata una proposta di legge di riforma dei consultori che ha come prima firmataria la consigliera Olimpia Tarzia, prima degli eletti a Roma per il centro destra oltre che cofondatrice del Movimento per la Vita e dell'associazione «Scienza e vita», presidente del comitato per la famiglia (quello del Family Day) e vicepresidente della rete dei consultori cattolici. Un curriculum che denuncia in partenza un certo conflitto d'interessi rispetto al tema di riforma dei consultori ma, soprattutto, la dice lunga sulle idee ispiratrici della legge.
La proposta di riforma ha, infatti, un'impostazione ultra conservatrice e integralista che rovescia completamente princìpi e finalità della legge regionale del 1976 che istituiva i consultori come "servizio di assistenza alla famiglia e di educazione alla maternità e paternità responsabili" con compiti di assistenza, educazione, prevenzione e informazione, rispetto alla procreazione, alla contraccezione, all'educazione sessuale.
Nella nuova formulazione i consultori diverranno, invece, delle cellule delle associazioni cattoliche che determineranno le politiche pubbliche di assistenza sanitaria in tema di maternità e famiglia in base all'etica religiosa, in spregio alle leggi nazionali e ai diritti delle donne all'autodeterminazione, alla sessualità consapevole e alla procreazione responsabile.
La proposta Tarzia dice, infatti, chiaramente che "i consultori non saranno più strutture deputate a fornire in modo asettico una serie di servizi sanitari o para-sanitari alle famiglie, bensì istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia e i valori etici di cui è portatrice", e fissa "funzioni in ordine alla tutela della vita e del figlio concepito già considerato membro della famiglia". Inoltre "i consultori informano la loro attività della cultura familiare come definita nella presente proposta", cioè la famiglia fondata sul matrimonio e riconosciuta come realtà preesistente al diritto positivo, nella sua unità e fecondità (le coppie sterili non hanno diritto di cittadinanza!).
Non esistono più la libertà di scelta, di impostazione e di ispirazione filosofica della coppia, così come della donna e degli individui che vengono subordinati e annullati nel soggetto primario portatore di diritti che è la famiglia.
Per espletare meglio i loro compiti, i consultori collaboreranno con gli oratòri e saranno affiancati da consultori privati gestiti da associazioni no-profit o profit che saranno riconosciuti e accreditati dalla Regione (nella formulazione del 1976 il ricorso a strutture private era considerato un'extrema ratio). Invasione dell'associazionismo cattolico, dunque, mentre per essere sicuri che i consultori svolgano una funzione moralizzatrice a sostegno dei valori etici della famiglia, verranno istituiti degli appositi comitati bioetici di controllo.
Nella legge, in cui non si parla più di contraccezione, educazione sessuale, prevenzione delle malattie veneree, si introduce la figura del "Mediatore Familiare", invocato proprio dal Movimento per la Vita, che entrerà a far parte obbligatoriamente delle figure professionali presenti all'interno dei consultori. Facile immaginare che ruolo avrà, tra l'altro, nell'applicazione della legge 194, che in questa proposta subisce un attacco frontale attraverso l'introduzione di un procedimento di prevenzione, in realtà dissuasione, che si va ad aggiungere a quello già previsto, per il quale il consultorio potrà avvalersi dell'associazionismo familiare al fine sostenere i valori della vita, e se non bastasse è prevista l'istituzione di un assegno a favore delle donne che rinunciano all'aborto fino al quinto anno di età del bambino. Naturalmente non si fa cenno alla pillola abortiva o a sistemi che possono rendere meno traumatica un'interruzione di gravidanza.
Insomma nel suo insieme la proposta Tarzia è un clamoroso salto nel passato, che cancella tre decenni di conquiste di libertà e afferma una pesantissima ingerenza dell'amministrazione pubblica nelle scelte di vita delle donne e delle coppie. Che la legge porti la firma di una donna, e sia promossa da una amministrazione presieduta da una donna, rende ancora più amaro e inaccettabile l'attacco alla libertà e dignità femminili che contiene. I movimenti delle donne democratiche del Lazio si stanno mobilitando, il tema non deve essere abbandonato, la legge va ritirata.


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