Il "risveglio" dell'Arabia Saudita nella crescente tensione in Medio Oriente


F. B.

25-02-2018

Il braciere medio-orientale è alimentato da un fuoco perenne di conflitti spesso generati da interessi economici e politici locali, sempre condizionati dall'influenza ingombrante delle grandi potenze che tentano costantemente di restare accanto alle enormi ricchezze energetiche dell'area.
Negli ultimi otto mesi la situazione ha subito una brusca accelerazione dopo la nomina di Mohammed Bin Salman quale principe ereditario del Regno Saudita. Il giovane, 32 anni, nipote dell'attuale ottantaduenne sovrano, è l'ambizioso ispiratore della modernizzazione del paese e sostituisce nella linea di successione il cugino cinquantasettenne Mohammed Bin Nayef, per anni alleato principale dell'Occidente. Il principe Salman è anche il responsabile del fronte yemenita, dove è in corso da anni una guerra civile, in cui lo stato saudita si è impegnato militarmente per impedire che le fazioni vicine all'Iran prendano il sopravvento. Per la verità l'andamento della guerra non è stato un successo per l'erede al trono, ma resta uno dei principali fronti di scontro con il nemico sciita.
Da quel momento è stato un susseguirsi di colpi di scena, a cui la nazione saudita e tutto il Medio Oriente non erano pronti e dai quali sono rimasti sorpresi. Bin Salman ha iniziato subito a lavorare ad un piano di ammodernamento dello stato il "Visio 2030" che prevede l'affrancamento dell'economia dalla dipendenza dal petrolio, ha avviato la quotazione in borsa di Aramco la compagnia statale che si occupa di energia e la privatizzazione del 5% del suo capitale. In questa nuova visione dello Stato, Bin Salman intende coinvolgere i giovani e le donne in un progressivo avvicinamento al mondo del lavoro, che consentirà l'ampliamento, su base privata, della rete di servizi che attualmente o appartiene allo Stato, o è nelle mani di una oligarchia che si oppone a qualunque prospettiva di modernizzazione che riposizioni la struttura del potere politico e soprattutto economico. Perfino il sistema fiscale è stato rivoluzionato, con l'introduzione dell'Iva e di un graduale sistema di imposizione fiscale basato sul reddito.
Tutto questo attivismo in un Paese tradizionalmente conservatore, incardinato su un regime confessionale, non poteva restare senza opposizione, certo non sbandierata nelle piazze ma, come abitudine millenaria, combattuta nelle stanze della corte di Riyad. Bin Salman non ha perso tempo ed in una escalation senza precedenti ha spazzato via nemici interni ed esterni, obbligando all'obbedienza anche i più riottosi. Ha cominciato in settembre dai capi religiosi più tradizionalisti, sottoposti ad una vera epurazione dopo le loro critiche alla sua politica estera nei confronti dei paesi amici dell'Iran, tra cui al primo posto il Qatar che condivide con lo stato sciita immensi giacimenti di gas naturale nel Golfo Persico. Ha poi convinto altri paesi musulmani fratelli e amici dell'Arabia Saudita ad un vero e proprio embargo militare ed economico contro gli Emirati Arabi Uniti con Abu Dhabi in testa.
In novembre poi, durante la visita del premier libanese Hariri, ha ispirato una crisi internazionale senza precedenti per l'area, imponendo allo stesso Hariri una limitazione della libertà di movimento e di rientro in patria, obbligandolo alle dimissioni ed una presa di distanza dall'Iran presente in Libano attraverso la crescente influenza di Hezbollah. Il Presidente francese Macron, preoccupato dell'equilibrio interno del Libano, paese amico della Francia, e delle sue ripercussioni in tutto il Medio Oriente, ha compiuto un viaggio lampo a Riyad per difendere gli interessi nazionali e garantire stabilità al paese del cedro.
Ma a Bin Salman tutto ciò non è bastato e sempre in novembre ha sferrato l'attacco interno più violento, facendo arrestare 11 principi e decine di ex ministri, accusati di corruzione e di aver lucrato interessi personali sugli affari dello Stato. Solo pochi giorni fa il più influente e ricco degli arrestati, Alwaleed Bin Talal, socio di Murdoch e di Twitter, ha riguadagnato gli arresti domiciliari senza ancora la possibilità di occuparsi dei suoi affari.
Insomma, l'Arabia Saudita ingessata e sonnolenta del passato rischia di essere un ricordo impolverato, Mohammed Bin Salman sta rivoluzionando tutti gli equilibri internazionali nell'area lavorando anche ad un negoziato segreto, ma non troppo, con Israele allo scopo di ridurre e contenere una volta per sempre l'influenza iraniana in Medio Oriente.